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Sicurezza sul lavoro · 24 novembre 2025 · 6 min di lettura

DPI: categorie, criteri di scelta e obblighi di consegna e uso

Animazione illustrativa generata per questo articolo

I DPI sono il pezzo di sicurezza più visibile e più frainteso: comprati a catalogo, consegnati a scatoloni, indossati a discrezione. La logica normativa è opposta — il dispositivo giusto per il rischio valutato, sulla persona giusta, con l'addestramento che serve — e la differenza tra le due filosofie si misura in malattie professionali e infortuni "con DPI a disposizione".

Ecco il sistema di gestione minimo che i dispositivi richiedono.

Ultima barriera, per definizione

L'art. 75 impone i DPI quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, mezzi di protezione collettiva o misure organizzative. La sequenza non è burocrazia: il facciale filtrante scelto al posto dell'aspirazione localizzata protegge otto ore su otto solo in teoria, e in ispezione la domanda "perché il DPI e non la misura tecnica?" richiede una risposta scritta nella valutazione.

Le tre categorie

Il regolamento UE 2016/425 classifica i DPI per gravità del rischio: categoria I per i rischi minimi (abrasioni superficiali, intemperie ordinarie), categoria III per i rischi che possono causare morte o danni irreversibili — protezione delle vie respiratorie, anticaduta, rischio chimico ed elettrico, calore estremo — e categoria II per tutto il resto. La categoria conta operativamente: per la III sono obbligatori l'addestramento specifico all'uso e, per gli otoprotettori e i respiratori, le verifiche pratiche di indossaggio corretto.

Scegliere: dal rischio alla taglia

La selezione tecnica incrocia il rischio valutato con le norme di prodotto (guanti per rischio meccanico o chimico con i rispettivi livelli, occhiali per impatti o schizzi, calzature per perforazione o scivolamento, respiratori con il fattore di protezione richiesto). Poi viene la parte che decide l'uso reale: taglie e vestibilità per ogni persona, comfort nelle condizioni vere (caldo, sudore, ore), compatibilità tra dispositivi — l'occhiale che disassa il facciale, la cuffia che solleva l'elmetto. Il coinvolgimento dei lavoratori nella prova dei modelli non è cortesia: è la misura che abbatte il non-uso.

Consegna, addestramento, manutenzione

La consegna va documentata per dispositivo e persona, con l'informazione sui rischi da cui protegge e le istruzioni d'uso; per la terza categoria si aggiunge l'addestramento pratico registrato. Poi il ciclo di vita: pulizia e conservazione secondo il fabbricante, ispezioni e scadenze (gli anticaduta hanno verifiche periodiche e data di fine vita, i filtri hanno durate e condizioni di stoccaggio), sostituzione immediata dei danneggiati con un canale semplice per chiederla. Lo scatolone di guanti nel corridoio non è un sistema di gestione.

Obblighi dei lavoratori e vigilanza

I lavoratori devono usare i DPI messi a disposizione conformemente a formazione e istruzioni, averne cura, non modificarli e segnalarne i difetti. Il mancato uso è sanzionabile anche per il lavoratore — ma la giurisprudenza chiede al datore e ai preposti la vigilanza effettiva: il DPI consegnato e mai indossato, con nessun richiamo documentato, in aula diventa responsabilità di chi doveva vigilare. Richiami scritti, coerenza dei capi (che li indossano per primi) e ergonomia dei dispositivi sono le tre gambe dell'uso reale.

Domande frequenti

Chi paga i DPI?

Sempre il datore di lavoro: acquisto, sostituzione e manutenzione, senza alcun onere per i lavoratori. Vale anche per gli occhiali con filtri specifici da lavoro e per i dispositivi delle lavoratrici e lavoratori somministrati, secondo la ripartizione con l'agenzia.

I DPI vanno registrati?

La consegna documentata è la prassi che regge in giudizio (moduli firmati o sistemi digitali con tracciatura). Per la III categoria vanno registrati anche addestramento e, dove previste, le verifiche periodiche del dispositivo.

Barba e facciali filtranti: come si gestisce?

La tenuta dei facciali richiede il contatto con la pelle: con la barba il fattore di protezione dichiarato non è garantito. Le opzioni serie: rasatura per le mansioni con obbligo respiratorio, oppure dispositivi a ventilazione assistita con cappuccio che non dipendono dalla tenuta facciale.

Contenuto informativo a cura di SafeMetria, aggiornato ad agosto 2026. Non sostituisce la valutazione tecnica del caso specifico né la verifica puntuale della normativa applicabile.

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