Per un'esplosione servono tre cose: una sostanza infiammabile dispersa in aria nelle giuste proporzioni, il comburente e un innesco. Nelle aziende le prime due ci sono più spesso di quanto si creda — non solo nei depositi di solventi, ma nei silos di farina, negli impianti di aspirazione del legno, nelle verniciature. Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 chiede di valutare e classificare questi scenari.
Ecco il percorso: dalle sostanze alle zone, dalle zone alle misure.
Dove si formano le atmosfere esplosive
I casi da manuale: gas e vapori di solventi, carburanti, GPL e idrogeno in travasi, verniciature, ricarica batterie, sale pompe. Ma la metà dimenticata sono le polveri combustibili: legno, farine e zuccheri, cereali, plastiche, alluminio e metalli leggeri. Uno strato di polvere di pochi millimetri, sollevato da un colpo d'aria o da una prima esplosione, alimenta esplosioni secondarie devastanti — è la dinamica tipica degli incidenti nei molini e negli impianti di aspirazione.
La classificazione in zone
Le aree a rischio si classificano secondo probabilità e persistenza dell'atmosfera esplosiva: per i gas, zona 0 (presente continuamente o per lunghi periodi), zona 1 (probabile nel funzionamento ordinario), zona 2 (improbabile e di breve durata); per le polveri, le omologhe zone 20, 21 e 22. La classificazione segue le norme tecniche della serie CEI EN 60079-10 e determina estensione e geometria delle zone attorno a sorgenti di emissione, aperture e punti di deposito.
Il documento sulla protezione contro le esplosioni
Il datore di lavoro redige e aggiorna il documento previsto dall'art. 294: la valutazione dei rischi di esplosione, la classificazione delle aree, le misure tecniche e organizzative adottate, i criteri di coordinamento con eventuali imprese esterne e la segnaletica degli accessi. È parte integrante del DVR e va rivisto a ogni modifica di sostanze, impianti o processi.
Apparecchi idonei e sorgenti di innesco
Nelle zone classificate si installano solo apparecchiature e sistemi di protezione conformi alla direttiva 2014/34/UE, di categoria adeguata alla zona (1G/1D per le zone 0/20, 2G/2D per le 1/21, 3G/3D per le 2/22), correttamente installati e manutenuti. Ma l'elettrico non è l'unico innesco: superfici calde, fiamme e lavori a caldo, scintille meccaniche, e le cariche elettrostatiche — da nastri, tubazioni in plastica, indumenti, travasi — richiedono messa a terra, equipotenzialità, materiali dissipativi e permessi di lavoro dedicati.
Le misure che prevengono davvero
- Sostituzione o riduzione delle sostanze infiammabili e dei punti di rilascio.
- Ventilazione e aspirazioni localizzate che declassano le zone, verificate con misure.
- Pulizia programmata degli strati di polvere: la zona 22 spesso nasce dalla scopa mancata.
- Inertizzazione, sistemi di soppressione e sfoghi di esplosione sugli impianti critici.
- Formazione del personale e permessi di lavoro per manutenzioni e lavori a caldo in zona.
Domande frequenti
La mia falegnameria è soggetta ad ATEX?
Con ogni probabilità sì: silo trucioli, filtri dell'aspirazione e punti di accumulo polveri sono tipiche zone 20-22. Serve la classificazione delle aree, apparecchi idonei nelle zone e un programma di pulizia — oltre alla gestione degli inneschi.
Che differenza c'è tra zona 1 e zona 2?
La probabilità: in zona 1 l'atmosfera esplosiva è attesa nel normale funzionamento (vicino a un travaso frequente), in zona 2 solo per anomalie e per breve tempo. La categoria degli apparecchi installabili cambia di conseguenza.
Chi può fare la classificazione ATEX?
Tecnici con competenza specifica sulle norme CEI EN 60079-10 (gas) e sulle polveri, con dati reali di sostanze, portate e ventilazione. La classificazione sbagliata — in eccesso o in difetto — costa: apparecchi inutili da un lato, inneschi in zona dall'altro.
Contenuto informativo a cura di SafeMetria, aggiornato ad agosto 2026. Non sostituisce la valutazione tecnica del caso specifico né la verifica puntuale della normativa applicabile.
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Zone mai classificate o documento fermo da anni?
Classifichiamo le aree su dati reali di sostanze e ventilazione, redigiamo il documento di protezione e mettiamo in fila le priorità di adeguamento.