Per migliaia di piccole imprese la prima decisione sulla sicurezza è questa: nominare un RSPP esterno o fare da sé. La legge consente la seconda strada entro limiti precisi e con una formazione dedicata — pensata non per creare un tecnico, ma un datore di lavoro consapevole di ciò che deve organizzare.
Ecco requisiti, contenuti e criteri di scelta onesti.
Chi può farlo: i limiti dell'Allegato II
Lo svolgimento diretto è ammesso tra l'altro per: aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori, agricole e zootecniche fino a 30, ittiche fino a 20, altre aziende fino a 200 — con l'esclusione delle realtà ad alto rischio strutturale (centrali, impianti a rischio di incidente rilevante, e gli altri casi dell'art. 31, comma 6, dove il servizio interno è obbligato). Superare le soglie, anche per crescita, impone la nomina di un RSPP nei modi ordinari.
Il corso: moduli e fasce di rischio
La formazione è modulata sulla classe di rischio dell'attività (dai codici ATECO): percorsi da 16 ore per il rischio basso, 32 per il medio, 48 per l'alto, articolati in moduli normativo-giuridico, gestionale, tecnico e relazionale, con verifica finale. Le regole aggiornate dall'Accordo Stato-Regioni 2025 hanno confermato l'impianto integrandolo nel quadro unico della formazione. L'aggiornamento quinquennale è anch'esso per fascia (6-14 ore): senza, la funzione decade e l'azienda si ritrova senza RSPP — una scopertura che emerge sempre nel momento peggiore.
Cosa il corso non dà
Il corso abilita alla funzione organizzativa: non trasforma il titolare in igienista industriale né in tecnico della prevenzione. Fonometrie, valutazioni chimiche, OCRA, ATEX, verifiche impianti restano competenze da acquisire sul mercato quando i rischi le richiedono. Il datore-RSPP efficace è quello che sa cosa non sa: usa il corso per governare il processo e compra la tecnica dove serve — l'opposto del DVR fotocopia scaricato per chiudere la pratica.
Quando conviene, quando no
Conviene dove il titolare vive il processo quotidianamente, l'attività ha rischi leggibili e la dimensione consente il presidio personale: l'officina di famiglia, il laboratorio artigiano, il piccolo commercio. Non conviene — anche se formalmente ammesso — dove i rischi sono specialistici (chimica, cantieri complessi), il titolare è assorbito da altro, o l'azienda cresce: lì il fai-da-te diventa la voce "risparmio" che finanzia il primo infortunio. Il modello misto, datore-RSPP con consulenza tecnica a chiamata, è spesso l'equilibrio giusto per le microimprese.
Domande frequenti
Il corso datore-RSPP vale anche come formazione da lavoratore o preposto?
Sono percorsi distinti con finalità diverse: il datore che svolge anche attività operative deve comunque garantire le coperture previste per i ruoli che ricopre. La sovrapposizione va verificata caso per caso sugli accordi vigenti.
Se l'azienda cresce oltre i limiti?
Va nominato un RSPP con i requisiti ordinari (interno o esterno): la funzione diretta cessa con il superamento delle soglie. Conviene anticipare la transizione, non scoprirla a organico già superato.
L'attestato di dieci anni fa è ancora valido?
Solo se gli aggiornamenti quinquennali sono stati fatti: la catena degli aggiornamenti è ciò che mantiene viva l'abilitazione. Un aggiornamento saltato si sana completando la formazione secondo le regole transitorie vigenti.
Contenuto informativo a cura di SafeMetria, aggiornato ad agosto 2026. Non sostituisce la valutazione tecnica del caso specifico né la verifica puntuale della normativa applicabile.
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Fare da sé o farsi affiancare?
Valutiamo onestamente se il tuo caso regge lo svolgimento diretto — e ti affianchiamo con la tecnica che il corso non può darti.