C'è un test brutale per la segnaletica di un'azienda: chiedere a un lavoratore cosa dice il cartello davanti alla sua postazione. Dove i muri sono tappezzati di segnali per coprire responsabilità, nessuno ricorda niente; dove i segnali sono pochi e messi nei punti di decisione, guidano davvero i comportamenti.
Ecco le regole del Titolo V e i criteri per una segnaletica che lavora.
Cosa chiede la norma
Il datore di lavoro ricorre alla segnaletica quando i rischi non possono essere evitati o ridotti a sufficienza con le misure tecniche e organizzative: la segnaletica avverte, vieta, prescrive e indica — non protegge. Gli allegati dal XXIV in poi normalizzano tipi e caratteristiche: il cartello giusto ha forma, colore e pittogramma codificati, dimensioni proporzionate alla distanza di lettura e collocazione all'altezza e nel punto giusto rispetto al rischio.
Il codice di colori e forme
Al codice si aggiungono le marcature: giallo-nero per ostacoli e dislivelli, strisce a pavimento per vie di circolazione, etichettatura CLP per le sostanze e la marcatura delle tubazioni.
- Divieto: tondo, bordo rosso su fondo bianco — vietato fumare, vietato l'accesso.
- Avvertimento: triangolo giallo con bordo nero — carichi sospesi, rischio elettrico, carrelli in manovra.
- Prescrizione: tondo blu — obbligo di DPI, percorso obbligato.
- Salvataggio: quadrato o rettangolo verde — uscite, percorsi di esodo, primo soccorso.
- Antincendio: quadrato o rettangolo rosso — estintori, idranti, pulsanti di allarme.
Progettare, non tappezzare
La segnaletica efficace nasce da un progetto: si percorrono i flussi (ingresso, reparti, emergenza) e si segnano i punti di decisione — dove serve sapere cosa fare, non dove c'è un muro libero. Criteri pratici: un messaggio per punto, priorità ai rischi reali della zona, coerenza tra cartello e regola effettiva (il divieto sistematicamente violato sotto gli occhi dei capi diseduca più di quanto informi), rimozione dei segnali obsoleti a ogni modifica di layout. L'inflazione di cartelli è essa stessa una non conformità funzionale: satura l'attenzione e seppellisce i messaggi critici.
Oltre i cartelli: acustici, luminosi, gestuali
Le emergenze parlano con segnali acustici e luminosi: udibili e visibili ovunque (verificati con prove, non presunti), distinti tra loro e noti a tutti, con alimentazione di emergenza. Le manovre con gru e mezzi usano i segnali gestuali codificati dall'allegato XXXII o comunicazioni radio con protocollo. E la segnaletica temporanea — manutenzioni, sversamenti, pavimenti bagnati — richiede la disciplina più difficile: metterla subito e toglierla appena il rischio cessa, perché il cavalletto perenne diventa arredamento.
Domande frequenti
La segnaletica fotoluminescente è obbligatoria?
Lo è garantire la visibilità dei segnali di esodo e antincendio anche in assenza di illuminazione: fotoluminescenza o illuminazione di emergenza sono le vie tipiche, secondo le norme tecniche applicabili e la valutazione del rischio incendio.
I cartelli devono essere anche in altre lingue?
La segnaletica normalizzata comunica con i pittogrammi proprio per superare le lingue. Dove servono testi integrativi, vanno resi comprensibili alla forza lavoro reale — la comprensione della segnaletica fa parte di informazione e formazione, verificabile in aula.
Chi decide dove mettere i cartelli?
Il datore di lavoro con RSPP, sulla base della valutazione: la mappa della segnaletica per area è la prassi che consente controlli e aggiornamenti. Il fai-da-te dei reparti produce doppioni, contraddizioni e vuoti nei punti critici.
Contenuto informativo a cura di SafeMetria, aggiornato ad agosto 2026. Non sostituisce la valutazione tecnica del caso specifico né la verifica puntuale della normativa applicabile.
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