Lo smart working ha spostato milioni di postazioni fuori dal perimetro aziendale, e con esse un equivoco: che la sicurezza finisca dove finisce il badge. La legge dice altro — l'obbligo di tutela resta al datore di lavoro, declinato con strumenti propri — e i dati su disturbi muscoloscheletrici e affaticamento da remoto dicono che il tema è tutt'altro che teorico.
Ecco cosa deve fare un'azienda seria, oltre a far firmare l'informativa.
Il quadro: accordo e informativa
La legge 81/2017 richiede l'accordo individuale di lavoro agile e la consegna, con cadenza almeno annuale, dell'informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla modalità di esecuzione — al lavoratore e all'RLS. L'informativa seria non è un modulo fotocopia: descrive i rischi reali del lavoro da remoto (postazione, videoterminale, elettrico domestico, organizzazione) e le regole aziendali per gestirli, dai requisiti della postazione alle fasce di disconnessione.
Infortuni e tutela INAIL
Il lavoratore agile è assicurato INAIL per gli infortuni occorsi durante la prestazione anche fuori dai locali aziendali, quando sussiste il nesso con il lavoro, e per l'in itinere nei limiti previsti (ad esempio verso il luogo concordato di lavoro). In pratica il discrimine è la connessione con l'attività: la caduta mentre si raggiunge la stampante di casa durante l'orario rientra tipicamente; l'incidente durante una commissione personale no. Le denunce seguono le regole ordinarie — e la definizione chiara di orari e luoghi nell'accordo aiuta entrambe le parti.
Videoterminali: gli obblighi seguono la persona
Chi supera le venti ore settimanali al VDT resta videoterminalista anche dal salotto: pause o cambi di attività ogni due ore, sorveglianza sanitaria con le periodicità previste, dispositivi speciali di correzione a carico del datore quando prescritti. E resta l'obbligo di attrezzature conformi: il notebook fornito nudo per otto ore al giorno è la ricetta documentata per cervicalgie — schermo esterno o supporto, tastiera e mouse separati, sedia adeguata sono la dotazione minima che le aziende serie forniscono o rimborsano.
La postazione domestica: verificare senza invadere
Il datore non ispeziona casa, ma non può nemmeno disinteressarsene: le prassi efficaci sono l'autovalutazione guidata della postazione (checklist illustrata: altezze, illuminazione, riflessi, prese elettriche), la verifica fotografica assistita su base volontaria, la formazione pratica su come sistemare ciò che c'è, e un canale per chiedere dotazioni mancanti. Anche il rischio elettrico domestico rientra nell'informativa: multiprese in cascata e caricatori improvvisati sono i classici da spiegare.
I rischi organizzativi: connessione e isolamento
La letteratura sul remoto converge su tre rischi: iperconnessione (giornate senza confini, reperibilità implicita), isolamento professionale e sociale, e l'invisibilità dei segnali di sovraccarico che in ufficio un capo vede. Le contromisure sono organizzative: fasce di disconnessione rispettate a partire dai vertici (la mail del dirigente alle 22 vale più di ogni policy), carichi pianificati sugli obiettivi e non sulla presenza online, momenti di contatto strutturati, e l'inclusione esplicita del lavoro agile nella valutazione dello stress lavoro-correlato.
Domande frequenti
Il datore deve fornire la sedia ergonomica per casa?
La legge impone attrezzature conformi per la prestazione concordata; sulla dotazione domestica le prassi variano tra fornitura, rimborso e welfare. Ciò che non regge è pretendere otto ore quotidiane al VDT su dotazioni palesemente inadeguate e ignorare le segnalazioni.
L'infortunio in casa durante l'orario è sempre coperto?
No: serve il nesso con la prestazione lavorativa. La giurisprudenza valuta caso per caso attività, luogo e orario — un motivo in più per definire nell'accordo fasce orarie e luoghi di lavoro abituali.
Come si fa la sorveglianza sanitaria dei remoti?
Come per tutti i videoterminalisti: convocazioni periodiche presso il medico competente, con l'organizzazione che tiene conto della dislocazione. Il remoto non esonera dalle visite né dalle relative registrazioni.
Contenuto informativo a cura di SafeMetria, aggiornato ad agosto 2026. Non sostituisce la valutazione tecnica del caso specifico né la verifica puntuale della normativa applicabile.
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